Il nome “Europa” risale al mito della principessa fenicia rapita da Zeus nelle sembianze di un toro. Un atto di violenza che la tradizione occidentale ha spesso rimosso e riformulato come mera "seduzione". Lo spettacolo prende spunto da questa lacuna interpretativa, interrogando il mito come origine simbolica dell'Occidente e di tutte le implicazioni politiche e sociali che ne derivano.
Il testo di Erica Nava affronta il mito in quanto espediente narrativo e ideologico che normalizza la sopraffazione maschile e la trasforma in fondazione culturale. La performance è concepita come spazio di analisi in cui il corpo e il suono – curato da Enrica Rebaudo – diventano strumenti di indagine critica.
Al termine dello spettacolo, un cerchio di autocoscienza curato da QU'OUÏR: un momento di confronto collettivo sui temi emersi durante l'incontro, per guardare al di là di esso.