C'è un filo che unisce i simulatori nucleari della Guerra Fredda, Call of Duty e i droni pilotati con un joystick in Ucraina. E oggi non è nemmeno così sottile. La rivista Iconografie del XXI secolo, per il suo tour italiano, ha invitato due ospiti che ce lo spiegano molto bene.
Dario Bassani — autore di Giocare alla guerra (nottetempo, 2026) — racconta come l'industria ludica abbia militarizzato le menti molto prima che i gamer iniziassero a pilotare droni reali per eserciti reali: un percorso lungo secoli, che arriva alle grandi aziende tech, oggi al servizio di potenze mondiali.
Caterina Mele — docente al Politecnico di Torino e membro del comitato scientifico del Dottorato nazionale in Peace Studies — porta la prospettiva di chi studia il doppio volto della tecnologia: non solo strumento di rappresentazione e normalizzazione del conflitto, ma soprattutto macchina con costi reali, sociali, economici e ambientali.
Due sguardi che si incrociano sullo stesso nodo: tecnologia e guerra hanno smesso di essere metafora l'una dell'altra, avvicinandosi sempre di più a due bolle sovrapposte e indistinguibili.
Dopo il talk, dj set a cura di Kang Brulèe.
In collaborazione con Nero Edition.