Il Crazy Monday accelera e a gennaio accoglie gli Omni Selassi, formazione nomade tra Lipsia e la Svizzera che dal 2019 attraversa la scena europea come un organismo in perenne mutazione. Suonano molto e provano pochissimo: due batterie o qualcosa del genere, voce, chitarra, strumenti sparsi e un rock sghembo che sfugge a ogni etichetta —
non pop, non noise, non trance, oppure tutto insieme, per la durata di attenzione di un cane. Sul palco capovolgono parole, tradizioni e aspettative: un caos lucido, multilingue, umoristico, sempre sul punto di deragliare.
In apertura Giulio Erasmus & the End of the World, progetto che affonda le sue radici in una certa linea Factory/Benelux filtrata attraverso un’estetica noir anni ’80: bassline sinistre-e-seducenti, voce disaffezionata, ritmi che avanzano come un sonnambulo dub, fra ombre di espionage-jams e riverberi Chorusflange. Le sue canzoni sembrano desideri sotto anestesia: vignette notturne che sfuggono di mano proprio mentre sembrano rivelare qualcosa, storie che affiorano come ricordi chimici, come ad esempio una tragica morte per caduta di un materasso recitata in Cymraeg da un’entità non meglio identificata. Un set obliquo, ipnagogico, abitato da un’assemblea di “Euro-weirdos” che lurcha tra crepitii sintetici e lampi fosforescenti.
Crazy Monday, it just turns out that way.